Un raro ritratto tessile di Menelik II tra ricamo metallico, pittura e storia
Un’opera polimaterica monumentale, probabilmente realizzata tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo

Veduta complessiva del ritratto tessile polimaterico in rilievo dell’imperatore Menelik II, ca. 1890–1925 (datazione provvisoria). Supporto in sughero rivestito di velluto scuro, ricamo in rilievo con fili metallici e sezioni dipinte; 102 × 61 cm. Collezione privata. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi, 5 agosto 2025.
Figura 1 – Veduta complessiva del ritratto tessile polimaterico in rilievo dell’imperatore Menelik II, ca. 1890–1925 (datazione provvisoria). Supporto in sughero rivestito di velluto scuro, ricamo in rilievo con fili metallici e sezioni dipinte; 102 × 61 cm. Collezione privata. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi, 5 agosto 2025.
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Veduta complessiva del retro del ritratto tessile polimaterico in rilievo dell’imperatore Menelik II, ca. 1890–1925 (datazione provvisoria). Supporto in sughero rivestito di velluto scuro, ricamo in rilievo con fili metallici e sezioni dipinte; 102 × 61 cm. Collezione privata. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi, 5 agosto 2025.
Figura 2 – Veduta complessiva del retro del ritratto tessile polimaterico in rilievo dell’imperatore Menelik II, ca. 1890–1925 (datazione provvisoria). Supporto in sughero rivestito di velluto scuro, ricamo in rilievo con fili metallici e sezioni dipinte; 102 × 61 cm. Collezione privata. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi, 5 agosto 2025.
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Il pannello raffigurante l’imperatore etiope Menelik II costituisce un esempio raro e affascinante di arte tessile polimaterica. Non si tratta di un ricamo tradizionale né di un dipinto convenzionale, ma di un’opera complessa nella quale velluto, filati metallici, pittura, imbottiture e un supporto rigido in sughero concorrono a creare un’immagine quasi scultorea.
Il manufatto misura circa 102 × 61 centimetri e presenta l’imperatore seduto, con un lungo bastone o scettro nella mano destra. Il fondo scuro isola la figura e ne accentua la monumentalità, mentre la disposizione dei fili metallici definisce le pieghe delle vesti, i bordi del mantello, il copricapo e gli attributi del comando. Il volto e le mani, invece, sono dipinti su superfici tessili leggermente rilevate.

Dettaglio della mano che impugna il bastone e della seconda lacuna perforante. La causa del danno non è stata ancora determinata. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
Figura 3 – Dettaglio della mano che impugna il bastone e della seconda lacuna perforante. La causa del danno non è stata ancora determinata. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
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Un ritratto del potere
Menelik II, imperatore d’Etiopia dal 1889 al 1913, fu una figura centrale nella modernizzazione dello Stato etiopico e nella vittoria di Adua del 1896. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la sua immagine circolò ampiamente attraverso fotografie, incisioni, dipinti, oggetti commemorativi e materiali diplomatici.
Il pannello appartiene idealmente a questo sistema internazionale di rappresentazione, ma si distingue per una tecnica inconsueta. La posa ieratica, il bastone verticale, il ricco mantello e il fondo uniforme non descrivono una scena quotidiana: costruiscono deliberatamente un’immagine di autorità.
L’abbigliamento non sembra riprodurre in maniera documentaria una specifica veste cerimoniale. È piuttosto una sintesi idealizzata, nella quale elementi associati all’imperatore etiope sono tradotti attraverso un linguaggio decorativo internazionale. Per questa ragione l’opera potrebbe essere stata concepita come oggetto celebrativo, diplomatico o espositivo, anche se la sua funzione originaria non è ancora stata stabilita.
Che cosa hanno rivelato le analisi dei filati

La caratterizzazione della composizione dei filamenti presenti su un bassorilievo di colore oro bianco è stata effettuata mediante analisi SEM–EDX (microscopia elettronica a scansione associata a spettroscopia a dispersione di energia dei raggi X).
Figura 4 – La caratterizzazione della composizione dei filamenti presenti su un bassorilievo di colore oro bianco è stata effettuata mediante analisi SEM–EDX (microscopia elettronica a scansione associata a spettroscopia a dispersione di energia dei raggi X).
Il campione denominato «Oro bianco» presenta il rame come elemento maggioritario, accompagnato dall’argento, la cui presenza non è stata tuttavia rilevata in tutti i punti analizzati, e da altri elementi presenti in quantità minori. Non è stata riscontrata la presenza di oro.
Fotografia: REDOX S.r.l. – Analytical Chemistry and Process Safety Testing Labs, Monza.
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La caratterizzazione della composizione dei filamenti presenti su un bassorilievo di colore oro bianco è stata effettuata mediante analisi SEM–EDX (microscopia elettronica a scansione associata a spettroscopia a dispersione di energia dei raggi X).
Nel campione denominato «Oro bianco», il rame risulta essere l’elemento maggioritario. Sono inoltre presenti, in quantità minori, carbonio, ossigeno, zolfo, alluminio, silicio, calcio, cloro, argento e magnesio.
Figura 5 – La caratterizzazione della composizione dei filamenti presenti su un bassorilievo di colore oro bianco è stata effettuata mediante analisi SEM–EDX (microscopia elettronica a scansione associata a spettroscopia a dispersione di energia dei raggi X).
Nel campione denominato «Oro bianco», il rame risulta essere l’elemento maggioritario. Sono inoltre presenti, in quantità minori, carbonio, ossigeno, zolfo, alluminio, silicio, calcio, cloro, argento e magnesio.
Fotografia: REDOX S.r.l. – Analytical Chemistry and Process Safety Testing Labs, Monza.
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Nel 2025 alcuni campioni dei filamenti metallici sono stati esaminati mediante analisi SEM-EDX, una tecnica che consente di individuare gli elementi chimici presenti nei materiali.
I filamenti dall’aspetto dorato sono risultati composti prevalentemente da rame e zinco, mentre quelli più chiari contengono rame, argento e, in alcuni punti, nickel. Nei campioni analizzati non è stata rilevata la presenza di oro.
Questo risultato non diminuisce il valore storico o tecnico dell’opera. Tra il XIX e il XX secolo anche ricami di alta qualità destinati ad ambiti liturgici, militari, teatrali e decorativi impiegavano frequentemente ottone, rame argentato e filati metallici non aurei per ottenere effetti luminosi e preziosi.

Dettaglio della chiusura del mantello, decorata con intrecci color oro giallo.
Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
Figura 6 – Dettaglio della chiusura del mantello, decorata con intrecci color oro giallo.
Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
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Dettaglio della veste inferiore, con variazioni nell’orientamento, nella tonalità e nel rilievo dei fili metallici. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
Figura 7 – Dettaglio della veste inferiore, con variazioni nell’orientamento, nella tonalità e nel rilievo dei fili metallici. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
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Dettaglio della mano e i vari intrecci delle vesti, con variazioni nell’orientamento, nella tonalità e nel rilievo dei fili metallici. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
Figura 8 – Dettaglio della mano e i vari intrecci delle vesti, con variazioni nell’orientamento, nella tonalità e nel rilievo dei fili metallici. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
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La definizione più corretta è quindi quella di ricamo a rilievo con filati metallici a base di rame e zinco, filati argentati, velluto e parti dipinte, piuttosto che “ricamo in oro”.
Datazione e possibile provenienza
La datazione più prudente si colloca approssimativamente tra il 1890 e il 1925, con una possibile estensione fino al 1930. Questa proposta si basa sulla notorietà pubblica di Menelik II, sull’impiego di filati metallici industriali o semi-industriali e sul carattere stilistico della composizione.
Una manifattura europea appare plausibile. L’Italia rappresenta una pista importante per la storia dei rapporti italo-etiopici e per l’esistenza di laboratori specializzati nel ricamo ecclesiastico, militare e teatrale. Anche Francia e Gran Bretagna possedevano manifatture capaci di produrre complessi lavori in filato metallico.
Restano tuttavia aperte altre possibilità, come una produzione mediterranea orientale, levantina, armena o copta, oppure una manifattura destinata a una committenza etiope. In assenza di firme, etichette, inventari antichi o documenti di proprietà continui, l’attribuzione a una città o a un laboratorio specifico sarebbe prematura.
Un’opera ancora da studiare
Il valore più significativo del pannello risiede nella sua natura ibrida. L’opera mette in relazione l’iconografia imperiale etiopica con tecniche di ricamo metallico diffuse in Europa e nel Mediterraneo. Trasforma inoltre un’immagine riproducibile del sovrano in un oggetto unico, monumentale e materialmente complesso.
La ricerca futura dovrà concentrarsi sull’esame del retro, sull’identificazione delle fibre e dei pigmenti, sul confronto con collezioni tessili e fotografiche e sulla ricostruzione della provenienza. Sarà inoltre necessario un intervento conservativo minimo e reversibile, capace di stabilizzare il velluto, i filati metallici e le parti dipinte senza cancellare le tracce del tempo.

Dettaglio del volto dipinto e della struttura tessile in rilievo. Sono visibili lacune dello strato pittorico e una lacuna perforante. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
Figura 9 – Dettaglio del volto dipinto e della struttura tessile in rilievo. Sono visibili lacune dello strato pittorico e una lacuna perforante. Fotografia: Hossein Fayaz Torshizi.
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Le due lacune presenti sul volto e sulla mano non possono, allo stato attuale, essere interpretate con certezza come fori di proiettile. Le loro cause dovranno essere determinate attraverso analisi conservative e tecniche di imaging, evitando narrazioni storiche non sostenute da prove.
Questo raro ritratto di Menelik II merita dunque attenzione non soltanto per la qualità della sua esecuzione, ma anche per la capacità di testimoniare la circolazione di tecniche, materiali e immagini politiche tra Etiopia, Europa e Mediterraneo all’inizio dell’età contemporanea.
Valore di mercato stimato del ricamo
Tenuto conto dei valori di mercato relativi ai ricami e ai bassorilievi antichi europei della fine del XIX secolo, delle dimensioni del manufatto, pari a 0,61 m², della rarità del soggetto e della particolare lavorazione, eseguita secondo uno stile assimilabile a quello dell’arazzo, nonché della sua datazione, riconducibile indicativamente al 1900, la determinazione del valore di mercato del raro ricamo oggetto del presente esame risulta particolarmente complessa.
La sede più idonea per verificarne il reale valore di mercato potrebbe essere una prestigiosa asta pubblica di carattere internazionale, in grado di favorire il confronto tra collezionisti, istituzioni e operatori specializzati.
Il proprietario si dichiara disponibile a prendere in considerazione eventuali proposte formulate da case d’asta, musei, enti, istituzioni e collezionisti, sia italiani sia internazionali.
Alla luce degli elementi esaminati e sulla base della mia valutazione in qualità di perito, ritengo che il valore di mercato del ricamo antico europeo in stile arazzo oggetto della presente relazione possa essere stimato in un intervallo compreso tra € 100.000,00 (centomila euro) e € 120.000,00 (centoventimila euro).
Per chi fosse interessato, sono disponibili un articolo di 3.000 parole e una relazione peritale di 5.028 parole, entrambi redatti in italiano e in inglese.
Autore: Hossein Fayaz Torshizi
Fotografie: Hossein Fayaz Torshizi